06 - VarieInterviste

Un caffè in compagnia di Andrea Ribuoli, IBM Champion 2021

Quando si diventa un ✯IBM Champion✯❓

★ Quando si rischiano le proprie competenze

★ Quando ci si confronta con comunità più grandi

★ Quando si dimostra leadership

★ Quando si danno contributi significativi

👨‍🏫 Ecco perchè oggi intervistiamo Andrea Ribuoli

🍀 Grazie a IBM per questo importante riconoscimento a un protagonista dell’esperienza di Faq400 (Blog, Workshop, Academy, APPi-Day, Hands-on fino agli ultimissimi ONLiNE DAYS)

Raccontaci il tuo percorso professionale

Sin da ragazzo ho avuto una predisposizione per l’astrazione e la matematica. 

Dal punto di vista scolastico i buoni risultati mi hanno sempre consentito molta libertà nella scelta dei temi a cui rivolgere la mia attenzione. Forse avrei dovuto studiare Matematica ma mi lasciai convincere per Ingegneria che completai con lode al Politecnico di Milano. La tesi aveva avuto una parte sperimentale in IBM Italia e accettai la proposta di lavoro che mi fecero. 

Chiesi informazioni circa la stabilimento di Santa Palomba, allora (1988) nei suoi primi anni di avviamento. 

Anche sul lavoro riemerse col tempo il mio pregio/difetto: tendevo a guadagnarmi quanto più credito per poter orientare in libertà le mie scelte di approfondimento. In una multinazionale avere un proprio piano “di carriera” che non collima con quello previsto dal management non è sempre ben visto. La passione per lo sviluppo software nacque sul campo, nel settore degli Shop Floor Control systems in cui il mio reparto operava supportando le linee di assemblaggio e test dei sistemi S/36, AS/400 e poi RS/6000. 

Dopo tre anni di “Plant” cambiai vita essendo stato ammesso a lavorare (sempre in IBM) al Rome Networking System Lab. Qui il software era il pane di tutti i giorni. Altri due anni e con un bagaglio molto variegato di esperienze lasciai IBM per rientrare nella mia città natale (Pesaro) dove presi a collaborare con un BP operante nel mondo AS/400.

Questo BP offriva al suo parco Clienti consulenze con un taglio economico-organizzativo che era in perfetta sintonia coi miei studi universitari.

IBM mi aveva -nel frattempo- cambiato: la tecnologia dell’informazione era diventata inesorabilmente la lente di ingrandimento con cui osservare qualunque processo aziendale. Negli anni successivi ho affrontato un gran numero di informatizzazioni (tutte accomunate dalla piattaforma IBM) collaborando con professionisti di talento: fu una esperienza speciale, rara, molto formativa. Allora, informatizzare una nuova procedura di gestione su AS/400 per uno specifico Cliente voleva dire spesso crearla a partire dalla raccolta delle specifiche. Farlo su AS/400 trasformava il risultato in una acquisizione durevole. I nuovi dati di cui si introduceva la centralizzazione su DB2 diventavano un patrimonio conoscitivo dei fenomeni aziendali subito disponibile. 

Crebbe negli anni la quota parte di tempo che dedicavo alla mia ricerca personale e che finanziavo con i proventi della consulenza. Il mio centro di interesse era diventato l’ambiente PASE che si offriva come target ideale per introdurre soluzioni nate in ambito Open Source. Ai tempi della versione V5R4 ero riuscito a costruire un cross-compiler gcc che, eseguendo sul mio MacBook Pro, compilava software Open Source per l’ambiente PASE. Dedicavo (“perdevo”?) una quantità di tempo impressionante a tentare la compilazione (upgrade) di gcc all’interno dell’ambiente PASE stesso: mi sembrava il “Sacro Graal” perché -ai miei occhi- significava disgiungere i destini dell’IBM i da quelli di AIX che vedevo minacciato da Linux. 

Quando raggiunsi questo risultato mi candidai e venni invitato a parlarne al Common Europe Congress di Vienna 2012. Già dal 2011 avevo infatti scoperto la dimensione associativa legata alla piattaforma IBM i e con alcuni colleghi fondammo una nuova associazione italiana tuttora attiva che si chiama ITPASS ( http://www.itpass.org ).

L’esperienza acquisita con gcc su PASE mi consentì di introdurre l’interprete Ruby 1.9 in totale autonomia. Alcuni miei articoli vennero pubblicati sull’IBM Systems Magazine e nel 2013 mi procurarono un ingaggio da parte della nascente PowerRuby, società che mi coinvolse come Senior Product Architect. 

Chiusasi anche questa fase nel corso del 2019, iniziai a sentire impellente il dovere di condividere le esperienze e le possibilità di utilizzo dell’Open Source su IBM i PASE. Studiai anche la gestione via RPM e yum su cui il team di Jesse Gorzinski aveva puntato per avvicinare gli utenti alla semplicità di fruizione dell’Open Source tipica di altre piattaforme. Acquisii autonomia nella build degli RPM per l’ambiente powerpc-os400. Nell’ambito delle attività della associazione ITPASS mi sono dedicato senza risparmio di energie al gruppo di studio sul Machine Learning: la scelta di valorizzare Python, R, gli Jupyter Notebook ed -infine- Jupyter Lab attirò l’interesse di vari colleghi. 

Con il rilascio di Ruby 3.0.0 (Natale 2020) ho deciso di produrre una build RPM di cui ho documentato i passi di installazione e una serie di tutorial che ho intenzione di estendere nel corso del 2021 ( https://github.com/AndreaRibuoli/RIBY )

Qual è l’importanza di questo riconoscimento?

Per uno come me che da anni opera “in solitaria” sul mercato è una sorta di iniezione di fiducia sulla correttezza delle idee che mi hanno guidato fino a qui. Sarà mia cura cercare maggiore confronto per promuovere l’adozione di alcune soluzioni Open Source su IBM i da me sperimentate affinché trovino spazio in ambiti produttivi: questo alla fine è l’unico risultato che viene percepito.

L’avvento del Covid-19 ha reso ancora più importante il tenere viva questa rete di contatti. I frequenti meeting da remoto svolti in ITPASS hanno giocato un ruolo “terapeutico” per rompere il senso di isolamento. 

Come sei giunto a questo traguardo così importante, attraverso quali tappe?

Oltre al lavoro sotterraneo durato anni su gcc e Ruby in PASE, un ruolo importante ha avuto la collaborazione con FAQ400 e la mia partecipazione al blog e ad eventi (poi webinar) da essa organizzati. Quando Roberto De Pedrini mi comunicò che avrebbe fatto il mio nome come candidato per IBM Champion 2021 rimasi lusingato. Immaginavo tuttavia che, malgrado la stima di Roberto, la cosa non avrebbe avuto seguito in casa IBM. 

Accettando sul sito IBM la mia candidatura mi veniva richiesto di segnalare 3 contatti IBM che potessero convalidare il mio impegno. Dei 3 nominativi ho scelto 2 figure di Rochester attive in ambito Open Source: se la mia candidatura fosse stata accettata ciò avrebbe significato che la promozione dell’Open Source su IBM i era un bisogno sinceramente sentito in IBM.

Come vedi lo sviluppo della comunità italiana?

In salita! 

Con ITPASS abbiamo provato a dare un contributo. Il punto fondamentale è che il successo e le funzionalità crescenti dei motori di ricerca hanno completamente svuotato l’attrattiva di forme di aggregazione più naturali che nascevano dalla mutua convenienza a mantenere viva una rete di contatti utili a risolvere situazioni di impaccio. 

Io riconosco all’associazionismo (e alla comunità più in generale) un ruolo cruciale nella elaborazione/condivisione di un piano di studi: riuscire, cioè, ad additare un risultato che richiede l’acquisizione di diverse competenze prima di poter essere fruibile.

Come l’aiuti con il tuo contributo?

Per senso di gratitudine ho rilasciato appena mi è stato possibile la mia build RPM di Ruby 3.0 per una installazione semplificata su IBM i PASE (anche solo in chroot per non compromettere la attuale configurazione dell’ambiente PASE). Accresco settimanalmente la documentazione nel repository GitHub prima menzionato (RIBY). 

Non vedo l’ora si possa tornare ad incontrarsi in presenza: sento di avere ancora molte idee da condividere!

Grazie Andrea per tutto!

E ancora complimenti per la meritata nomina a IBM Champion!

About author

Sono un uomo di vendita 💼 per professione ma di marketing per ❤ passione. La mia specializzazione? La gestione delle Community nel settore ICT 💻 Ogni giorno sperimento nuovi metodi per comunicare prodotti e servizi.

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